Breve storia della Democrazia

La riforma costituzionale di Clistene (508 a.C.) instaurò ad Atene, per la prima volta nella storia, una forma di governo chiamata “democrazia”. dal allora però il pianeta non ha avuto molti regimi democratici. La nostra attuale democrazia è molto diversa da quella ideata dai greci ed è il risultato di una lenta e faticosa conquista dell’epoca moderna. In effetti la nascita di sistemi democratici abbastanza stabili è successiva alla fine della seconda guerra mondiale.

Con l’espressione democrazia dal greco “demos” (popolo) e “kratos” (potere) ovvero governo del popolo, ci si riferisce alla forma di governo nella quale la sovranità appartiene al popolo  (sovranità popolare).

Nei sistemi democratici, infatti la sovranità è espressione della volontà popolare e si concretizza nella forma di una costituzione condivisa. In Italia, per esempio la forma dell’attuale stato democratico sono definite dalla Costituzione Repubblicana entrata in vigore il 01 gennaio 1948.

Ad Atene, la democrazia aveva il suo punto di forza nella partecipazione di tutti i cittadini. E’ anche vero che la società greca considerava cittadino solo i maschi adulti, mentre erano esclusi dalla vita pubblica le donne, gli stranieri egli schiavi. La democrazia ateniese funzionava grazie a due importanti strutture: la bulé, una sorta di camera dei rappresentanti scelti per sorteggio, con compiti amministrativi, di governo e di elaborazione di leggi, e l’ecclesia, ovvero l’assemblea di tutto il popolo cui ciascun cittadino poteva partecipare di diritto, che aveva il compito di approvare tutte le decisioni.

Quanto appena detto rappresenta il modello di democrazia diretta al quale si è ispirato colui che è divenuto il fondatore del pensiero democratico moderno, il filosofo francese Jean Jacques Rousseau.

Rousseau riteneva che la sovranità si potesse definire “popolare” solo a condizione che il popolo la esercitasse costantemente senza delegarla a dei rappresentanti: chi aveva compiti di governo doveva svolgere un ruolo di semplice commissario le cui decisioni dovevano essere successivamente approvate e ratificate dal voto popolare.

Questa teoria era coerente con il principio da lui sostenuto che tutti gli esseri umani nascono uguali. Presto però ci si rese conto che tale teoria presentava alcuni inconvenienti.

La democrazia Rappresentativa

Uno degli inconvenienti è che il modello di democrazia diretta potrebbe funzionare in società di piccole dimensioni, ma non nelle complesse nazioni moderne: in un paese come l’Italia che conta 59 milioni di persone è impensabile che tutti possano partecipare costantemente all’elaborazione delle decisioni. Una soluzione adeguata che ha permesso di superare questa difficoltà  è la forma della democrazia rappresentativa in cui la sovranità appartiene al popolo che la esercita direttamente nel momento delle elezioni o con l’istituto del referendum e indirettamente attraverso i propri rappresentanti eletti all’interno del parlamento.

La democrazia moderna

Affinché un sistema possa definirsi democratico è necessario che si verifichino due condizioni entrambe necessarie: la divisione dei poteri e il suffragio universale.

La divisione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) è un principio introdotto in Europa e negli Stati Uniti dalle rivoluzioni liberali del settecento. La sua applicazione determinò il passaggio dallo stato assoluto a quello liberale, ma non ancora a quello democratico, poiché solo una piccola parte della popolazione poteva esercitare il diritto di voto: nel 1830 in Francia poteva votare solo lo 0,6% della popolazione.

Il suffragio universale, ovvero l’estensione del diritto di voto segreto a tutti i cittadini maschi e femmine adulti, è quindi la seconda condizione fondamentale che porta a compimento la democrazia moderna. La sua applicazione è stata molto lenta e difficoltosa. in Italia si riuscì a realizzarla solo nel 1946 quando per la prima volta, in occasione della scelta della forma di stato (monarchia o Repubblica) anche le donne furono chiamate a votare.

 

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